Dott.Dafne ZIKOS
Psicologa
La balbuzie è uno dei disturbi della comunicazione che implica involontari prolungamenti delle sillabe, ripetizioni di suoni e sillabe, interruzioni di parole, blocchi nella produzione del linguaggio.
E' un fenomeno molto complesso che può colpire chiunque, esiste fin dai tempi antichi e non ha frontiere.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto la seguente definizione: “la balbuzie è un disordine del ritmo e della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono” (W.H.O., 1977).
La balbuzie interessa l'1% della popolazione mondiale, c'è da dire però che circa il 5% può dire di aver sofferto di questo disturbo nel corso della sua vita. La differenza tra le due percentuali è dovuta al fatto che esiste un numero elevato di remissione spontanea o di terapia con esito positivo. La scomparsa spontanea si ha su 3 bambini su 4 e avviene a distanza di 12-18 mesi dalla comparsa dei primi sintomi. La frequenza della balbuzie è maggiore nel sesso maschile con un rapporto che varia tra il 3 e il 4 a 1.
Spesso la balbuzie si manifesta nel periodo di massima evoluzione del linguaggio, con il 50% di insorgenze prima dei 4 anni e il 75% prima dei 6 anni, con un età media dei 5 anni. Può essere inoltre preceduta da un periodo di normale fluenza.
Una classificazione spesso utilizzata in ambito clinico prevede quattro forme di balbuzie:
- la balbuzie clonica , si manifesta con la ripetizione della prima sillaba o fono, sopratutto all'inizio della produzione verbale o della frase (es. ma-ma-ma-mare);
- la balbuzie tonica, si manifesta con un blocco della muscolatura pneumo-fono-articolatoria in certi foni o parole, prima d'iniziare e con ripetute interruzioni nel ritmo della frase, in maniera non costante, a periodi e in circostanze particolari (es. m-m-m-are);
- la forma mista o disartrica, presenta i segni di entrambe; risulta la più difficile da trattare, sopratutto se si aggiungono le sincinesie a livello facciale (es. m-m-m-ma-r-r-re);
- la forma latente è asintomatica: non presenta segni o sintomi classici della balbuzie, ma solo piccole alterazioni nel parlare, non sempre misurabili e percepibili dall'ascoltatore. Sono invece presenti gli evitamenti, le perifrasi, lo stress.
La balbuzie non è solo un problema di parola, ma è anche un problema di comunicazione e di comportamento.
Dal punto di vista comportamentale, nella persona balbuziente si possono osservare i seguenti aspetti:
- I balbuzienti tendono ad evitare il contatto visivo con l'interlocutore; spesso per evitare di leggere il disagio negli occhi dell'interlocutore.
- I balbuzienti hanno spesso una respirazione irregolare e tendono a parlare con una quantità molto ridotta di aria nei polmoni; talvolta parlano inspirando.
- I balbuzienti (non solo loro), utilizzano nel loro eloquio parole spesso inutili, come ad esempio: “diciamo che” oppure “voglio dire” ecc., per superare l'ostacolo di una parola che ritengono difficile da pronunciare.
- I balbuzienti tendono a reagire allo stress contraendo i muscoli delle corde vocali e questo spiega perché la disfluenza aumenta sotto effetto dello stress.
Dal punto di vista emozionale, nella persona che balbetta si possono riscontrare i seguenti aspetti:
- Vergogna : provano spesso vergogna della loro condizione e fanno degli sforzi enormi per mascherare questo loro sentimento.
- Rabbia e frustrazione : queste emozioni sono legate al loro senso d'incapacità a comunicare adeguatamente con gli altri.
- Senso di colpa: in quanto non raggiungono i loro obiettivi a causa del loro eloquio disfluente.
- Autostima ridotta: la balbuzie è spesso associata ad un immagine di sè negativa, ad un senso di inadeguatezza e di incapacità.